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mercoledì 21 luglio 2010

CORSETTO

Il corsetto entra come parte della moda già nel 1500, ma era piuttosto diverso da quelli che conosciamo attraverso libri e film, essi servivano per appiattire la figura sul davanti, terminavano con una lunga punta sul davanti ed erano chiusi sul retro tramite chiavi e molle.
Poi, durante il Settecento, quest'usanza conobbe un periodo di esclissi fino a tornare in auge durante il periodo della Reggenza per subire poi, durante l'epoca Vittoriana, pesanti modifiche soprattutto dal punto di vista strutturale.
Il motivo per cui il corsetto ottenne un così ampio consenso durante il regno della Regina Vittoria fu l'ideologia comune che considerava la "donna angelo" quasi alla maniera stilnovista; l'essere femminile, debole per natura e quindi inferiore, era inadatto al lavoro, poteva praticare soltanto le professioni di insegnante o cameriera/governante (naturalmente qualcuno disobbediva vista la quantità di osterie, postriboli e donne di malaffare che si contavano nella capitale), inoltre non poteva possedere libretti bancari o conti correnti, divorziare, votare o esercitare diritti legali. Non si poteva neppure avere un'istruzione superiore, insomma, alle donne era negato tutto ed erano relgate al ruolo di madri e figlie, angeli del focolare dal quale, bisogna dirlo, si allontanavano ben di rado.Le donne viaggiavano poco perchè era considerato scandaloso, inoltre non potevano farlo da sole, ma dovevano necessariamente essere accompagnate da dame di compagnia o serve; una donna che viaggiava con un uomo era considerato il massimo dello scandalo.

Con il concetto della donna-angelo si venne a formare l'idea che il suo corpo fosse un tempio sacro da sorreggere e assolutamente inviolabile. L'aiuto, a quanto descrivono al tempo, era dato proprio dal corsetto che aiutava la colonna a rimanere dritta e conferiva al busto la classica forma a 8 che era così in voga, esaltando le qualità di una madre (petto e fianchi) e limitando invece la circonferenza della vita perchè non raggiungesse una dimensione superiore ai 40 cm.

Un numero davvero sbalorditivo!

Si diceva infatti che una bella donna avesse una vita che un uomo poteva circondare con due mani. Penso che questo sia sufficiente a descrivere quale fosse l'ideale di bellezza e quali, invece, le torture che le ragazze cominciavano a sopportare dall'età della pubertà fino alla vecchiaia!
Il corsetto spingeva il seno verso l'alto, regalando un decolleté florido o, come si usa dire oggigiorno, prorompente, allo stesso tempo snelliva la vita e stringeva i fianchi, regalando una figura ad S considerata il canone estetico per antonomasia.
Il corsetto spingeva il seno verso l'alto, regalndo un decolleté florido o, come si usa dire oggigiorno, prorompente, allo stesso tempo snelliva la vita e stringeva i fianchi, regalando una figura ad S considerata il canone estetico per antonomasia.

lunedì 19 luglio 2010

Biancheria intima

Importantissima la biancheria intima, che rappresentava uno degli elementi più vistosi nel corredo di una sposa. Una dozzina per ogni capo era il minimo: camicie da giorno e da notte, busti, corpetti, copribusti, mutandoni e sottogonne, il tutto cucito a mano, monogrammato, orlato di pizzoe rifinito con ricami a punto inglese ed applicazioni di valenciennes, inframmezzati di nastrini rosa e azzurri. Le piccole cuffie da boudoir, che si portavano per coprire i capelli prima di acconciarlidefinitivamente, erano pure confezionate con nastri, merletti, mussolina. Quando l'orlo della gonna s'accorciò, si ebbe il contrasto, ritenuto piccante, fra il bianco dei pizzi delle sottovesti ed il nero delle calze e delle scarpe.
Naturalmente il busto fu il capo più importante del vestiario femminile, tanto da essere considerato essenziale anche per le ragazze. Si trattava di un elemento estremamente complicato. Confezionato in cotone o raso, composto di teli inseriti, nastri, veniva rinforzato con stecche di balena o di metallo sul davanti, mentre dietro era allacciato con stringhe. Questa corazza ricopriva il petto e scendeva giù fino ai fianchi per far risaltare la morbidezza della gonna. La vita era così sottile da dare l'impressione che il busto schiacciasse lo stomaco.

venerdì 16 luglio 2010

...dal 1900 in poi...case di moda

Altre case influenzarono grandemente la moda femminile a Parigi nel primo decennio del secolo. Le sorelle Callot e Madame Cheruit, quest'ultima famosa per l'eleganza personale, notevole per la sua semplicità in un momento in cui il troppo non era mai abbastanza. Tutte le case di moda presentavano i proprie collezioni in saloni pieni di specchi, dalle pareti dipinte in color grigio pallido, crema, giallo-oro, dove l'arredemento era in stile Luigi XVI o Impero, con magnifici arazzi alle pareti e pavimenti coperti da tappeti. Graziose vendeuses, in camicietta bianca e gonna nera, mostravano alle clienti gli schizzi delle toilettes della nuova stagione; il pellicciaio, con un lungo camicie bianco, presentava mazzi di pelli di zibellino, ermellino e cincillà per gli indispensabili mantelli da sera, mentre il sarto, in finanziera, si faceva avanti col metro intorno al collo e il gesso in mano. Ogni casa aveva reparti speciali per i ricami, i corsetti, la biancheria intima, il taglio e la confezione, le pelliccie ed anche per la lavorazione delle piume. I modelli erano presentati ai clienti stranieri in febbraio per l'estate ed in agosto per l'inverno. I compratori convergevano su Parigi da tutto il mondo per assistere ai défilés delle mannequins, che si svolgevano in una lunga teoria di saloni sfavillanti. Ogni modello veniva annunciato con un nome ed un numero. Fra i clienti più importanti quelli che provenivano dagli Stati Uniti d'America e dell'America Latina, perché le signore argentine e brasiliane erano conosciute per la loro esigenza in fatto d'eleganza e per la loro ricchezza.

....un'anteprima...^_^

Dal 1900 al 1920

Avvenimento grandioso dell'anno 1900 e che inaugurò il nuovo secolo fu la grande Esposizione Universale di Parigi. In modo particolare colpì l'immaginazione popolare il Palazzo dell'Elettricità che apriva una nuova era e fece nascere la leggenda della Ville Lumière. Il pubblico che si accalcò all'ingresso dell'Expo- un'orribile costruzione Art Nouveau- era vestito in modo uniforme. Gli uomini con la finanziera e il cilindro; e le donne con boleri o giacchette attilate e gonne che spazzavano il suolo, morbidamente aderenti sui fianche e sul posteriore, ma allargate dai godets sul dorso, così lunghe da obbligare chi le indossava a sollevarle per attraversare la strada. Sulla alte acconciature stavano in bilico cappellini carichi di fiori e veli, e l'ombrellino era immancabile.
La moda occupava uno dei settori più importanti di tutta l'esposizione. Da allora Parigi viene incontestabilmente considerata la capitale del mondo della moda.

...ecco il "godets"
Alla prossima...
Oggi ragazzi approfondiremo un pò di più l'abbigliamento del XX secolo...in particolare l'età del jazz e la rivoluzione della moda dopo il 1940...